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"PROCESSI COGNITIVI E DISREGOLAZIONE EMOTIVA "
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Processi cognitivi e disregolazione emotiva.
Un approccio strutturale alla psicoterapia
di VITTORIO GUIDANO, GIOVANNI LIOTTI

(2018) Edizioni Apertamenteweb,  Euro 34.00
Lo stesso John Bowlby lo definì “un contributo brillante al pensiero contemporaneo sul ruolo dei processi cognitivi sullo sviluppo della personalità, sulla psicopatologia, sulla psicoterapia. Denso e originale”. Questo libro è la prima edizione italiana (la cui traduzione è stata curata da Marianna Liotti) del celebre testo di Vittorio Guidano e Giovanni Liotti Cognitive Processes and Emotional Disorders, uscito per Guilford Press negli Stati Uniti e che vinse il Premio Guilford per il miglio volume di psicoterapia pubblicato nel 1983.
Si tratta di un testo – la cui traduzione in lingua italiana era attesa da tempo - che rappresenta davvero il centro, il nucleo teorico, dal quale hanno poi preso origine e si sono diramate le diverse declinazioni, i diversi approcci, che compongono l’ormai variegato e complesso quadro del cognitivismo clinico italiano, oltre che una importante base teorica per una gran parte delle odierne concettualizzazioni sicopatologiche. Un testo ricco di proposte teoriche, ipotesi di sviluppo, esempi clinici, riflessioni sulla relazione terapeutica, incredibilmente attuale e assolutamente fruibile - per la sua chiarezza e il suo rigore - anche da chi muove i primi passi nel campo della psicoterapia.
Il libro, che esce anche per celebrare il 40° anniversario della fondazione della Società Italiana di Terapia Cognitiva e Comportamentale e per ricordare Giovanni Liotti appena scomparso, ha ricevuto il patrocinio e il sostegno della SITCC. Il volume è arricchito e impreziosito da un inserto fotografico con immagini d’epoca e da due lettere autografe di John Bowlby, che si congratula con Guidano e Liotti per l’uscita del libro. Contiene inoltre una presentazione di Rita Ardito, Presidente della SITCC e le postfazioni di Maurizio Dodet, Furio Lambruschi, Silvio Lenzi, Saverio Ruberti e Antonio Semerari. Un libro quindi davvero unico, in una veste grafica speciale, che non può mancare nella biblioteca dello psicoterapeuta. “Questo volume rappresenta l’ultimo lavoro in comune dei due autori e di lì lo sviluppo di due modelli che a tratti appaiono uno speculare all’altro…..” (dalla postfazione di Maurizio Dodet). “Questo volume … rappresenta il primo convincente tentativo di integrazione della teoria dell’attaccamento di John Bowlby entro una prospettiva psicopatologica e psicoterapeutica coerente e definita e ciò dovrebbe costituire grande motivo di orgoglio per il cognitivismo clinico italiano…” (dalla postfazione di Furio Lambruschi). “…La visione della conoscenza personale nei suoi aspetti attivi, strutturali-organizzativi ed evolutivi, ha permesso a Guidano e Liotti la formulazione di una teoria psicopatologica che vede nella conoscenza di sé l’elemento regolatore delle diverse aree e modalità della conoscenza personale soggiacenti alle varie sindromi psicopatologiche…” (dalla postfazione di Silvio Lenzi). …Guidano e Liotti hanno messo in moto un grande processo d’integrazione fra saperi differenti, probabilmente uno dei più rilevanti che la storia della psicoterapia abbia conosciuto…” (dalla postfazione di Saverio Ruberti). “…questo libro ha dato un contributo decisivo (riconosciuto dallo stesso Bowlby) al dialogo tra approcci cognitivi e psicoanalitici e alle prospettive di una scienza unificata dalla psicoterapia…” (dalla postfazione di Antonio Semerari).
* nella foto a destra Giovanni Liotti (a sin.) e Vittorio Guidano

Gli autori
Vittorio Filippo Guidano (Roma, 4 agosto 1944Buenos Aires, 31 agosto 1999), psichiatra. E’ stato  uno dei fondatori della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC), nel 1978, di cui fu anche Presidente. E’ stato ricercatore fino al 1985 presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Viene considerato il fondatore del cognitivismo post-razionalista, orientamento teorico basato sui presupposti epistemologici del razionalismo critico e dell'epistemologia evolutiva, e della centralità che viene attribuita alle emozioni all'interno del processo di conoscenza umano. Ha pubblicato moltissimi articoli in riviste scientifiche nazionali e internazionali molti  libri, tra cui:
Guidano V.F. (1987). Complexity of the Self, Guilford, New York (Tr. It. "La complessità del Sé", Bollati Boringhieri, Torino, 1988). Guidano V.F. (1991). The Self in process, Guilford, New York (Tr. It. "Il Sé nel suo divenire", Bollati Boringhieri, Torino, 1992).

Giovanni Liotti (Tripoli, 27 Marzo 1945 – Roma, 9 Aprile 2018), psichiatra. E’ stato  uno dei fondatori della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC), nel 1978, di cui è stato anche Presidente. E’ stato ricercatore fino al 1985 presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Viene considerato il fondatore del cognitivismo evoluzionista, orientamento teorico basato sui presupposti epistemologici dell'epistemologia evolutiva, della teoria dell’attaccamento e dei sistemi motivazionali interpersonali. E’stato docente presso l’ Università Salesiana di Roma presso molte scuole di specializzazione in psicoterapia, in Italia e all’estero, a cominciare dall’ APC e dalla SPC di Roma. E’ stato tra i fondatori  dell’ARPAS, l’Associazione per la Ricerca sulla Psicopatologia dell’Attaccamento e dello Sviluppo. Il suo interesse si è focalizzato principalmente sullo studio della connessione tra  dissociazione psicopatologica e attaccamento disorganizzato, per le sue pubblicazione in merito ha ricevuto nel 2005 il premio Pierre Janet’s Writing Award. Ha pubblicato moltissimi articoli in riviste scientifiche nazionali e internazionali e molti  libri, tra cui:
Liotti G. (a cura di) (1993). La discontinuità della coscienza. Etiologia, diagnosi e psicoterapia dei disturbi dissociativi, Angeli, Milano.
Liotti G. (1994). La dimensione interpersonale della coscienza, Carocci, Roma.
Liotti G. (2001). Le opere della coscienza. Psicopatologia e psicoterapia nella prospettiva cognitivo-evoluzionista, Cortina, Milano.
Liotti G., Monticelli F. (a cura di) (2008). I sistemi motivazionali nel dialogo clinico. Il manuale AIMIT, Cortina, Milano.
Farina B., Liotti G. (2011). Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa, Cortina, Milano.
Liotti G., Monticelli F. (a cura di) (2014). Teoria e clinica dell'alleanza terapeutica. Una prospettiva cognitivo-evoluzionista, Cortina, Milano.
Liotti G., Fassone G., Monticelli F. (a cura di) (2017). L'evoluzione delle emozioni e dei sistemi motivazionali. Teoria, ricerca, clinica, Cortina, Milano.

I curatori dell'edizione italiana

Cecilia La Rosa, psichiatra, psicoterapeuta didatta della SITCC, insegna psicoterapia cognitiva presso la Psicoterapia Training School, di cui è membro della Direzione scientifica,  e lavora al Centro Clinico De Sanctis di Roma, occupandosi prevalentemente di psicotraumatologia, disturbi dell'umore, disturbi alimentari e psicoterapie di terza generazione. Nel 2015 ha pubblicato con altri autori il libro "La coterapia nei disturbi alimentari", editore Fioriti. Ha scritto, con Antonio Onofri, Il lutto. Psicoterapia cognitivo-evoluzionista e EMDR (Fioriti 2015), Trauma, Abuso e violenza – andare oltre il dolore  (Edizioni San Paolo 2017), Depressione, Affrontare il male (non più) oscuro (Edizioni San Paolo 2017), Dal basso in alto (e ritorno). Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo, EMDR (Edizioni Apertamenteweb 2017). E’ tra i fondatori del portale di psichiatria e psicologia  www.apertamenteweb.it
Antonio Onofri, psichiatra, psicoterapeuta didatta della SITCC, dirigente medico presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ospedale Santo Spirito in Saxia.  Professore  a contratto presso Sapienza Università di Roma, insegna psicoterapia cognitiva presso la Psicoterapia Training School, di cui è membro della Direzione scientifica,  e lavora al Centro Clinico De Sanctis di Roma, occupandosi prevalentemente di psicotraumatologia, disturbi dell'umore, psicofarmacologia. Supervisore EMDR, membro del Direttivo della Associazione Italiana per l’EMDR e rappresentante nazionale presso il Board di EMDR Europe e membro del Board della ESTD Newsletter. Ha scritto, con Cecilia La Rosa, Il lutto. Psicoterapia cognitivo-evoluzionista e EMDR (Fioriti 2015), Trauma, Abuso e violenza – andare oltre il dolore  (Edizioni San Paolo 2017), Depressione, Affrontare il male (non più) oscuro (Edizioni San Paolo 2017). Dal basso in alto (e ritorno). Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo, EMDR (Edizioni Apertamenteweb 2017). E’ tra i fondatori del portale di psichiatria e psicologia  www.apertamenteweb.it
La recensione di Benedetto Farina
Vittorio Giuidano, Giovanni Liotti e il cucchiaio di Filippo il Macedone

Chi ha avuto la fortuna di visitare la tomba di Filippo II il Macedone forse ricorderà che tra i meravigliosi tesori rinvenuti nel corredo funebre del padre di Alessandro Magno c’è anche un cucchiaio. Si, in una teca esposto come una corona, c’è un normalissimo cucchiaio. L’eccezionalità non sta solo nel fatto che quello è il cucchiaio di Filippo il Macedone, ma nel fatto che quel cucchiaio non è distinguibile per forma e sostanza da quelli che usiamo noi, ovvero è un prodotto tecnologico e culturale costruito circa 2500 anni fa ancora praticamente insuperato. E probabilmente insuperabile. Esistono prodotti culturali umani come il cucchiaio o come i libri che hanno il carattere dell’insuperabilità ci ricordava Umberto Eco: “Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li avete inventati non potete fare di meglio. Non potete fare un cucchiaio che sia migliore del cucchiaio.” (Eco U, Carriére JC. Non sperate di liberarvi dei libri, Bompiani, 2009). E di certi libri in particolare si può dire la stessa cosa. Uno di questi libri insuperabili come il cucchiaio di Filippo il Macedone, nonostante il tempo che è passato da quando sono stati pensati e scritti, è Cognitive Processes and Emotional Disorders di Vittorio Guidano e Giovanni Liotti (1983) che finalmente ora, a distanza di circa un quarto di secolo è stato tradotto in italiano da un traduttore molto capace che sappiamo non l’ha tradito: Marianna Liotti. Venticinque anni per un saggio scientifico sono molti di più dei 2500 anni del cucchiaio, per questo dobbiamo ringraziare Cecilia La Rosa e Antonio Onofri che ne hanno curato l’edizione italiana e Apertamenteweb che ha avuto il coraggio di offrire al pubblico italiano la traduzione di questo classico. Coraggio, non imprudenza, perché La Rosa e Onofri sapevano che stavano facendo un’operazione editoriale rischiosa ma di possibile successo poiché stavano recuperando uno dei cucchiai di Filippo il Macedone. Intendiamoci il libro è insuperabile non perché tutte le idee in esso contenute siano resistite alla prova del tempo e quindi scientificamente ancora valide, ma perché esso rappresenta un modello metodologico per uno psicoterapeuta cognitivista. Un modello di ricerca teorica fondato sul metodo dell’epistemologia evoluzionista che prevede in sé che le ipotesi e le tesi scientifiche debbano cambiare nel tempo. Guidano e Liotti lo sapevano bene che alcune tesi del libro si sarebbero modificate, alcune ampliandosi grazie alla conferma dei dati empirici, altre oggetto di revisioni e in alcuni casi disconfermate dalla ricerca più recente. Eppure il libro rimane un classico (e per questo insuperabile) nel tipo di approccio metodologico sia ai temi teorici che alla pratica clinica.
Un esempio del valore del libro lo si trova già nell’introduzione dove gli Autori sembrano rispondere ad alcune attuali e ricorrenti discussioni della comunità scientifica sull’uso delle tecniche: “l’aspetto centrale del processo psicoterapeutico è l’identificazione dell’organizzazione cognitiva specifica di un paziente, dal momento che è tale conoscenza a guidare la pianificazione “strategica” dell’intera terapia, mentre le singole “tattiche” che il terapeuta potrebbe scegliere di utilizzare (per esempio desensibilizzazione in vivo vs. desensibilizzazione immaginativa, coping imagery vs. flooding, etc.) appaiono ampiamente discrezionali.”.
Antonio Semerari, che insieme ad altri esperti ha arricchito il volume con postfazioni di commento al libro, fa notare come la teoria clinica esposta nel libro, ovvero quella delle organizzazioni prevalenti di significato (depressiva, ossessiva, fobica e da disturbo alimentare psicogeno), al di là dei contenuti, sia un prezioso esempio di teoria clinica fondata sull’osservazione dei casi clinici, ancora più prezioso in considerazione della povertà, da questo punto di vista, della nosografia degli aspetti patologici della personalità basata su cluster analysis.
Potremmo fare tanti esempi per quante pagine il libro contiene ma rimando al lettore queste scoperte. Un’ultima notazione mi sembra necessaria. In quest’ultimo periodo di acceso dibattito sul ruolo della relazione terapeutica nella psicoterapia cognitiva mi sembra utile ricordare un brano di questo libro: “Nella psicoterapia cognitiva la relazione terapeutica è esplicitamente diretta al cambiamento di quegli aspetti dell’autoconoscenza del paziente che creano in lui una sofferenza non necessaria. La chiara esplicitazione di questo obiettivo e la definizione di ruoli che ne consegue conferisce alla relazione terapeutica la sua natura unica (…) Se i terapeuti affermano esplicitamente la natura cooperativa della relazione terapeutica, i pazienti non si sentono sminuiti e sentono di mantenere un controllo sulla relazione; sono dunque distolti dal considerarsi come completamente impotenti e bisognosi di protezione di fronte a un terapeuta “onnisciente (…) La cooperazione terapeutica, infine, è coerente con l’idea che il lavoro del terapeuta sia simile alla costruzione di un dibattito o di una ricerca scientifica”. Sembra scritto 25 anni fa?
Per il resto il volume è, come lo definì Michael Mahoney nell’introduzione dell'edizione originale, un “trattato ecumenico d’impressionante estensione” un’opera “entusiasmante”. Inoltre, come ha dichiarato Rita Ardito nella prefazione all’edizione italiana, esso è il manifesto del cognitivismo italiano e, aggiungo io, il caput Nili di due tra le più prolifiche tradizioni della psicoterapia cognitiva: quella post-razionalista e quella evoluzionista. E’ davvero difficile trovare un libro di psicoterapia cognitiva in Italia edito dopo il 1983 che non tragga ispirazione e traccia da quest’opera. Come si fa a non aver letto un classico? E’ come il cucchiaio di Filippo il Macedone: la sua lettura a distanza di 25 anni vi sorprenderà.

La recensione di Francesco Bottaccioli *
Cognitivismo e psicodinamica
(Tratto da PNEI REVIEW n.2/2018, pp. 134-136)

I cambiamenti in corso nelle principali correnti psicologiche, analizzati nel mio articolo in questo numero (in particolare vedi le pagine 83-93), hanno un antecedente di rilievo in un libro di Vittorio Guidano e Giovanni Liotti, pubblicato nel 1983 dalla Guilford Press di New York, col titolo Cognitive processes and emotional disorders. Il libro, dedicato a John Bowlby, con cui in particolare Liotti aveva costruito, in quegli anni, un intenso scambio, vinse il premio Guilford per il miglior testo di psicoterapia del 1983. Adesso questo volume è stato per la prima volta tradotto in italiano da Marianna Liotti e curato da Cecilia La Rosa e Antonio Onofri che di Liotti sono stati allievi e amici. Il volume, con il titolo Processi cognitivi e disregolazione emotiva, edito da Apertamenteweb, è arricchito da una serie di brevi contributi da parte di esponenti di quel settore del cognitivismo italiano, che è stato profondamente influenzato dai due psichiatri romani formatisi alla Sapienza con Paolo Pancheri, di cui ricordo in particolare il testo Stress, emozioni, malattia, Mondadori 1983, fondamentale per la mia formazione e per la costruzione del discorso PNEI in Italia. La scelta di pubblicare in italiano il libro di Guidano e Liotti, a distanza di 35 anni, non è stata una stravaganza o il rituale omaggio a due studiosi scomparsi, è una significativa operazione culturale, che mostra a tutto tondo il percorso originale che i “due ragazzi” (come li chiama Rita Ardito nella Prefazione all’edizione italiana) provarono a tracciare tra la psicoanalisi classica e il comportamentismo, conferendo al cognitivismo, che pur parve loro la scelta migliore, tratti del tutto peculiari rispetto all’ortodossia che si stava formando in USA e in Inghilterra. Peculiarità che innanzitutto è di tipo teoretico. Di fronte alla povertà teorica del cognitivismo, Guidano e Liotti (ma in particolare il primo) mettono in campo concetti rivoluzionari, provenienti dalla filosofia della scienza della seconda metà del Novecento (Kuhn, Popper, Polanyi, ma soprattutto Lakatos), per cercare di descrivere le dinamiche della mente e la formazione della personalità. L’altro grande serbatoio teorico, cui attinge soprattutto Liotti, è quello delle ricerche sull’attaccamento di Bowlby. Da questa base esce una visione della mente e della personalità organizzata su un “nucleo profondo, relativamente indiscutibile”, che si forma nelle prime fasi della vita, su cui si costruirà l’ “identità personale”, che influenzerà e sarà influenzata da “modelli che anticipano e simulano la realtà” e quindi “regole per l’assimilazione dell’esperienza e procedure di problem solving” (pp. 64-69). In questo contesto, le dinamiche inconsce (conoscenza tacita) e le emozioni entrano a pieno titolo nell’orizzonte dello psicoterapeuta, il cui obiettivo dichiarato, in questo libro, è “lo sviluppo dell’autoconoscenza” da parte del paziente. Un approccio che, soprattutto ai primi anni ’80, stride fortemente con il cognitivismo e con la sintesi cognitivo-comportamentale proposta dagli inglesi. Certo, nel libro c’è una critica o, meglio, una presa di distanza dalla psicoanalisi, ma, come scrive Paolo Migone, che con Liotti ha avuto una lunga collaborazione e amicizia, vengono usati concetti psicodinamici senza citarli. Migone, su Psicoterapia e Scienze Umane (n. 3/2018, pp. 479-484) recensendo l’ultimo libro di Bruno G. Bara (Il terapeuta relazionale, Bollati Boringhieri, Torino 2018), ricorda che fece questa critica al libro di Guidano che meglio rappresenta la sintesi del suo pensiero La complessità del Sé, Bollati Boringhieri, Torino 1988. “Dopo aver elencato i concetti discussi nel libro, che a mio avviso erano identici a quelli psicoanalitici – scrive Migone- chiesi a Guidano come mai non avesse mai menzionato la psicoanalisi; lui non negò né ammise che vi erano equivalenze concettuali, ma disse semplicemente che non era tenuto a fare paragoni con la psicoanalisi, dato che, per sua precisa scelta, aveva voluto fare un percorso autonomo di ricerca” (p. 481). Anche nel libro di Bara, esponente di punta del cognitivismo italiano, Migone ritrova le “innumerevoli influenze culturali della psicoanalisi”, anche se “a differenza di Guidano, Bara più volte menziona Freud e l’importante eredità che ci ha lasciato” (ibidem). Francamente, non mi pare poco, solo se si pensa alle bordate liquidatorie e sarcastiche verso la psicoanalisi che sono venute dal fronte cognitivista e dai suoi fan intellettuali nel corso degli ultimi decenni. Del resto, nello stesso mondo della psicodinamica, sono sempre di più i teorici insofferenti al dogmatismo delle scuole psicoanalitiche, giudicate “riduzioniste” “ideologiche” “narcisiste sul piano teorico”, come si può leggere in “Il progresso in psicoanalisi”, un bel saggio, da studiare e meditare, di uno psicoanalista di grande autorità come Morris N. Eagle, pubblicato nello stesso numero di Psicoterapia e Scienze Umane (pp. 359-382). Eagle chiude la sua riflessione invitando gli psicoanalisti a riconoscere “la parzialità della propria teoria, l’importanza del pensiero critico e l’apertura nei confronti delle scoperte delle altre discipline, per poter contribuire a una teoria integrativa che sia radicata nella clinica e anche nella ricerca empirica” (p. 378). È quello che si propone il libro Psychodynamic approaches to behavioral change di Fredric N, Busch, professore di psichiatria al Weill Cornell Medical College e docente del Centro per la formazione in psicoanalisi della Columbia University. Un testo molto coraggioso che, come giustamente nota Peter Fonagy, “unisce gli opposti” e cioè la psicodinamica e il cognitivismo. Un libro che poco si sofferma sulle somiglianze e le divergenze teoriche tra le due tradizioni, facendo invece vedere, sulla base di concreti casi clinici, come i due approcci possono integrarsi e migliorarsi vicendevolmente. Insomma, libri che - accanto a quello di Antonio Damasio, discusso nel mio articolo in questo numero e a quello di Lisa Feldman Barrett How emotions are made, Boston 2017, che discuteremo prossimamente - segnalano un forte fermento trasversale nel campo delle scienze e delle professioni della mente, che ci auguriamo preluda a cambiamenti sostanziali della tradizione novecentesca, sempre più stantia.
 
Guidano V, Liotti G (2018) Processi cognitivi e disregolazione emotiva, Roma- Apertamenteweb pp. 380, € 34,00
 
Psicoterapia e Scienze Umane, Diretta da Galli PF, Bolko M, Migone P Franco Angeli 2018, vol. 52, n. 3, pp. 351-510, € 22,00
 
Busch FN (2019) Psychodynamic approaches to behavioral change, Washington: American Psychiatric Association Pub. pp. 164, € 43,00

* Università dell’Aquila e di Torino. Fondatore e Presidente on. SIPNEI
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